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“Abbiamo messo su un sistema di agenti che ci scrive i contenuti. In due mesi abbiamo prodotto più materiale che in tutto l’anno scorso. Solo che online non è uscito quasi niente.”

Me lo ha scritto il responsabile marketing di un’azienda di servizi, con l’aria di chi sospetta di aver sbagliato qualcosa senza sapere bene cosa.

Il sistema funzionava. I contenuti uscivano. Il problema era tutto dopo.

Ed è esattamente il pezzo che non trovo quasi mai nelle guide al vibe marketing.

Per chi è (e per chi no) questo articolo

Questo articolo è per te se:

  • hai già messo in piedi, o stai per mettere in piedi, un flusso di contenuti generato con agenti AI
  • produci molto più di prima ma la quantità che arriva davvero online non è cambiata granché
  • devi giustificare a qualcuno il tempo che il team passa dentro questi strumenti

Non è per te se:

  • cerchi una lista di tool da provare questa settimana
  • il tuo problema è che non produci abbastanza materiale, punto
  • lavori da solo e pubblichi quello che scrivi senza passare da nessuna revisione

Il sintomo: la produzione tripla, la pubblicazione no

Lo schema si ripete quasi identico. Il team monta il primo flusso, di solito una catena che mette insieme ricerca, scrittura e formattazione in un passaggio solo. Le prime settimane sono euforiche: quello che prima richiedeva due giorni esce in venti minuti.

Poi il materiale si accumula da qualche parte, in attesa che qualcuno lo legga.

E lì si ferma.

Quello che promettono le guide

Il vibe marketing è nato per imitazione dal vibe coding di Andrej Karpathy, all’inizio del 2025, e viene raccontato ovunque nello stesso modo: tu tieni strategia e gusto, gli agenti eseguono. Le guide uscite quest’anno convergono tutte sulla stessa promessa, una persona sola che fa il lavoro di un reparto intero. La parte sulla supervisione umana c’è quasi sempre, per carità, ma occupa una riga: il marketer resta responsabile della revisione finale. Nessuno prova a quantificarla.

Le ore che nessuno conta

I numeri esistono già. Solo che non arrivano dal mondo del marketing.

Workday, in una ricerca pubblicata ad aprile 2026, stima che per ogni dieci ore risparmiate con l’AI circa quattro se ne vadano a sistemare quello che l’AI ha prodotto. Chi usa questi strumenti tutti i giorni perde in media una settimana e mezza all’anno solo a correggere output. Il 77% dichiara di controllare il materiale generato con un’attenzione pari o superiore a quella che dedica al lavoro di un collega.

Una ricerca di BetterUp Labs con lo Stanford Social Media Lab, su 1.150 lavoratori, ha misurato la stessa cosa dal lato di chi riceve: il 41% ogni mese si vede arrivare materiale generato che sembra finito e non lo è, e ci mette in media un’ora e cinquantasei minuti a rimetterlo a posto. Chi lo aveva mandato ne aveva risparmiati venti, di minuti.

Il dato più scomodo però viene dallo sviluppo software. Lo studio METR del 2025 ha cronometrato sedici sviluppatori esperti su compiti reali: si aspettavano di andare il 24% più veloci usando l’AI, sono andati il 19% più lenti, e a fine giornata erano comunque convinti di aver guadagnato tempo.

Il collo di bottiglia non sparisce, cambia posto

Automatizzare la produzione non elimina il vincolo. Lo sposta a valle.

Prima il tappo era la scrittura. Adesso è la revisione, che è l’unica parte del processo rimasta senza automazione. E la coda cresce in proporzione a quanto produci: più il flusso è efficiente, più materiale arriva sulla scrivania di chi deve decidere se è pubblicabile. Quella persona, nella maggior parte dei team che vedo, è anche la più brava del gruppo. Workday lo nota esplicitamente, sono i profili più coinvolti a sobbarcarsi la pulizia.

Quando la coda diventa troppo lunga la tentazione è alzare la soglia e pubblicare comunque. Ed è lì che nasce l’AI slop di cui ho scritto qualche settimana fa: non perché gli strumenti siano scadenti, ma perché a un certo punto la revisione costa più di quanto valga il singolo contenuto.

L’ordine in cui si costruiscono i flussi è rovesciato

Nelle automazioni che costruisco per i clienti, la cosa che ha cambiato di più i risultati non è stata la qualità dei prompt. È stato l’ordine.

Quasi tutti costruiscono per primo il flusso che scrive, e lasciano la verifica umana, implicita, non scritta da nessuna parte. Io provo a fare il contrario. Il primo flusso da costruire è quello che controlla: prima di generare una riga, definisci contro cosa si verifica il materiale in uscita, cioè i dati veri dell’azienda, le fonti ammesse, le affermazioni che non puoi fare, i numeri che devono tornare. Quando quel controllo è esplicito e automatico la coda si sgonfia da sola, perché alla persona arriva solo quello che ha già superato un filtro.

Sembra un dettaglio di implementazione. È la differenza tra un sistema che produce e un sistema che pubblica.

La metrica da mettere al posto del conteggio dei pezzi

Se dovessi scegliere un solo numero da mettere in un report sul vibe marketing, non sarebbe quanti contenuti produce il sistema. Sarebbe la quota di materiale che esce dal flusso ed è pubblicabile senza riscritture.

È una metrica antipatica, perché all’inizio è bassa e non fa una bella figura in una slide. Però è l’unica che dice se stai guadagnando tempo davvero, e ha un effetto collaterale utile: ti obbliga a definire cosa significa pubblicabile per la tua azienda, cosa che quasi nessuno ha mai messo per iscritto. Per me non significa scritto bene, significa un contenuto che orienta una decisione invece di limitarsi a informare.

Vale lo stesso principio di cui scrivo a proposito del tracciamento lato server: ottimizzare su un numero comodo ma sbagliato costa più che non misurare affatto.

Il punto chiave

Il vibe marketing non regala produttività, la sposta. Il tempo che guadagni in produzione ricompare sulla verifica, e finché conti i pezzi prodotti invece dei pezzi pubblicabili al primo colpo quel costo resta invisibile, e cresce man mano che il sistema diventa più veloce.

Cosa fare ora

  • per una settimana annota le ore che il team passa a correggere materiale generato, tenute separate da quelle di produzione
  • calcola a occhio la quota di contenuti che esce pubblicabile senza riscritture
  • scrivi il tuo standard di pubblicabilità prima di costruire un altro flusso di generazione
  • se stai per aggiungere un agente, chiediti se il prossimo debba scrivere o controllare
  • guarda i flussi che nessuno tocca da un mese, di solito sono quelli che costano di più